Un superamento dell’interpretazione crociana del Machiavelli e una rielaborazione in chiave contemporanea dei due pensatori si ha nel pensiero di Isaiah Berlin, nato a Riga in Lettonia nel 1909, insegnante di Teoria politica e sociale a Oxford dal 1957 al 1975; Presidente del Wolfson College a Oxford dal 1967 al 1975; Presidente della British Academy dal 1974 al 1978. Per I. Berlin, Machiavelli non pone in contrasto due sfere autonome di azione, ma una morale politica e una morale privata, che governa la vita delle persone. Il conflitto è, per Berlin, fra due moralità, la pagana e la cristiana e non, come per Croce, fra campi autonomi, quello della politica e quello della morale. Secondo Berlin << i valori di Machiavelli non sono cristiani, ma sono valori morali … la sua è una moralità non meno delle altre, non una regione amorale, al di là del bene e del male >>. Per Machiavelli, secondo Berlin, ci sono due codici morali, entrambi definitivi e ultimi, non due campi autonomi, uno della morale e l’altro della politica: le alternative sono fra due sistemi di valori in conflitto. La politica per Machiavelli impone una scelta: impossibile fare il proprio dovere, secondo lo spirito cristiano e costruire Atene o la Repubblica romana. Figuriamoci oggi uno Stato forte e potente nel mondo globalizzato. Conoscere il peggio non sempre significa liberarsi dalle sue conseguenze; tuttavia ciò è preferibile all’ignoranza. E’ impossibile costruire, per Berlin, un modello unico di società, perché esistono, almeno, due gruppi di virtù: la pagana e la cristiana, in linea di principio l’una con l’altra incompatibili. Egli insiste sul fatto che Machiavelli non condanni le virtù cristiane, ma << si limiti ad osservare che le due morali sono incompatibili, e non riconosce un criterio preminente che ci aiuti a stabilire quale morale sia superiore, quale sia la via giusta per essere uomini >>. Ciò comporta, per Berlin, non una separazione dell’etica dalla politica, << ma la scoperta della possibilità di più di un sistema di valori, uno di fianco all’altro, con l’invito a scegliere fra una vita privata, virtuosa e buona, e una vita pubblica e sociale, votata al successo. Machiavelli lascia a noi la scelta >>. Il salto di qualità è fatto da Berlin, alla luce degli sviluppi del pensiero machiavelliano e crociano e alla luce del fallimento, rivelato dalla storia, di tutti i modelli assolutisti e universalisti. Il “Pluralismo” costituisce il punto di arrivo di Berlin; l’affermazione di esso comporta la decisa negazione di quelle dottrine etico-politiche che indicano la soluzione di tutti i problemi in una prospettiva conciliatrice e pacificatrice. Nega la pretesa di coloro che ritengono di parlare in nome di verità eterne e di valori assoluti, a loro comunicati per illuminazione divina , o presenti nell’intimo della coscienza, innati o a priori. Li nega perché al loro fondo sta l’insidiosa pretesa di costringere gli altri, i dissenzienti, a salvarsi mercé la forzata accettazione di soluzioni definitive, che in nome di quei principi gli uomini impongono ai propri simili. Berlin guarda al “pluralismo dei valori“, alla possibile coesistenza di vedute in conflitto, inconciliabili e tuttavia esistenti, se costruite su un fondamento di reciproca tolleranza, che escluda la pretesa all’assolutezza dei valori. Forse la “condizione nuova“, di cui parlava Croce, su cui “un nuovo consenso si stabilisce”, si chiama “pluralismo dei valori“.